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DATA Collection - n. 6-Luglio2001
Hard & Soft
SMART CARD,
TOKEN, IMPRONTE DIGITALI E LEGGE SULLA PRIVACY
Sicurezza dei dati aziendali e uso delle nuove
tecnologie: le soluzioni più efficaci e più facilmente utilizzabili per
garantire, in ottemperanza alla legge 675 del 1996, la protezione delle
informazioni. Ecco l’opinione e la proposta di un protagonista

Poiché è a tutti gli
effetti entrata in vigore la legge 675 del 1996 che rende responsabile ogni
azienda della custodia dei suoi archivi, quest’ultima risponde anche dell’uso
improprio che i suoi dipendenti possono fare di tali dati, a nome dell’azienda o
proprio.
Il legislatore costringe
pertanto a fare quello a cui ogni azienda avrebbe dovuto provvedere di sua
iniziativa per salvaguardare il suo business.
L’uso improprio dei dati
è anche il fornire alla concorrenza informazioni riservate, per semplici sviste
o per dolo e l’esigenza di proteggere i propri database è sempre più sentita per
l’apertura dei sistemi informatici ad Internet.
Le aziende quindi, oltre a
mettersi in regola con la legge, possono fare oggi qualcosa di serio, non tanto
per rispondere formalmente alle “misure minime di sicurezza” ma per realizzare
un sistema di sicurezza interna efficiente ed affidabile.

Non si tratta di vedere
come proteggere i sistemi interni da indebiti accessi dall’esterno mediante ad
esempio firewall o prodotti simili hw o sw; la questione consiste invece
nell’analizzare come si possono proteggere i dati relativi all’azienda,
soprattutto se riservati, da utilizzi illeciti o semplicemente inopportuni.
eToken
inserito nel computer,
sicuro e facile da
usare
Sentiamo in merito
l’opinione dell’ing. Giulio Camagni, presidente di Partner Data, società che da
più di un decennio si occupa con successo di sicurezza informatica.
Password e
PIN
Proteggere l’accesso al PC
con semplici password è quanto mai poco sicuro: solo password composte da più di
6 caratteri e che non compongano una parola, magari il nome di nostra figlia, ma
siano del tipo @>X6?h[F danno un minimo di garanzia; ma poi come fare per
ricordarle? Tra PIN delle carte di credito, PIN del cellulare, codici di accesso
ai vari siti cui siamo abituati ad accedere, da quelli della banca on-line a
quelli dei nostri fornitori, dovremmo tenerne un elenco non indifferente; come e
dove nasconderlo ma averlo a portata di mano quando serve?
Oggi le smartcard ed i
token, le chiavette USB definibili come semplici smartcard senza necessità di
drive di lettura, insieme con gli appositi programmi, costituiscono una risposta
eccellente; senza la corretta smartcard (che sta normalmente nel portafogli) o
il token (che sta nel portachiavi) non si accede né al PC né alla rete.
Inoltre un buon programma
di protezione oggi permette anche la cifratura immediata di archivi
particolarmente sensibili che, solo in presenza dell’opportuna smartcard,
possono essere utilizzati. Quindi anche la sottrazione del PC e l’attacco al suo
disco con sofisticati programmi non permette di leggere quei dati; e pensiamo
come è facile perdere o rubare un notebook.
Aanche le smartcard
possono però essere dimenticate a casa, o perse, o sottratte ed inoltre spesso,
per maggior sicurezza le attiviamo con un PIN che siamo costretti a ricordarci.
Ed allora perché non utilizzare la nostra impronta digitale, una chiave
assolutamente personale, che sempre è con noi e che nessuno ci può sottrarre?
La tecnologia ha reso
disponibili lettori di impronta digitale di facilissimo uso, altamente sicuri e
di costi accessibili; sono in genere piccoli strumenti, grandi non più di una
scatola di cerini, che in meno di un secondo leggono l’impronta, la confrontano
con quella registrata e quindi autorizzano l’accesso al PC, alla rete, al disco
cifrato od a quant’altro previsto. Non è un piccolo vantaggio per le aziende
medio grosse quello di evitare la gestione del “parco smartcard”: cioè la loro
registrazione per ogni utente, la loro sostituzione quando perse.
La soluzione proposta da
Partner Data consiste nel PB100 di Precise Biometrics, un piccolo dispositivo
composto da una smartcard abbinata ad uno strumento di riconoscimento
dell’impronta digitale.
In questo modo, si ottiene
una doppia sicurezza e maggiore comodità di utilizzo visto che non è necessario
ricordarsi di alcun numero o password. Infatti, questo sistema di sicurezza si
avvale dell’uso della smartcard, che ormai si sta sempre più imponendo come il
naturale sostituto delle tradizionali password, difficili da ricordare per gli
utenti e facili da intercettare per gli hacker. Con l’impronta si elimina quindi
anche il PIN della smartcard. Ma come gestire in sicurezza tutte quelle password
che certi siti Internet ma anche molte applicazioni ci costringono a utilizzare?
Con il rilevatore di
impronte, ma anche con smartcard e Token, possiamo utilizzare un particolare
programma che è in grado di intercettare ogni richiesta di password e di
abbinarla all’impronta: quando ad esempio vogliamo verificare il nostro estratto
conto e la nostra banca on line ci chiede di identificarci e di presentare la
password, noi semplicemente ci identifichiamo con la nostra impronta ed il
programma fornisce ID e password corretta.
Privacy
garantita
L’uso dell’impronta
digitale sembra proprio una grande opportunità per garantire sicurezza ed al
contempo semplificare le procedure ma, per una questione di privacy, non tutti
sembrano disposti a concedere la propria impronta all’azienda: ma le cose non
stanno proprio così.
Lo scanner legge infatti
l’impronta e da questa ottiene un codice, secondo i lettori da 128 byte a 1.5 Kb;
ed è questo che viene registrato, non l’immagine dell’impronta; e da questo
codice non è certo possibile fare il processo inverso, ciò ricostruire
l’impronta. Se poi non si vuole neppure fornire quel codice possiamo utilizzare
un lettore di impronta con integrato un lettore di smartcard: in tal caso il
codice viene registrato nella smartcard che resta in possesso del singolo
individuo e non dell’organizzazione. In conclusione, si può affermare che la
tecnologia, in termini di protezioni oggi disponibili e a costi accessibili, può
aiutare non poco. Anche se la lotta tra chi costruisce lucchetti e chi tenta di
forzarli non avrà mai fine e nessuno potrà mai vantarsi di costruire la
cassaforte invulnerabile, bisogna utilizzare questi strumenti, senza aspettare
che i ladri siano entrati per rinforzare le difese.

Il lettore di impronta
PB100
di Precise Biometrics
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