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Corrado Cagli (1949)
La gabbia

Allarme pirateria, un software su due è copiato

Corriere della Sera del 22 maggio 2001
                           

Grazie a Internet continua a espandersi il fenomeno della pirateria informatica. Nel 2000 l'Italia terza in Europa occidentale dopo Grecia e Spagna, ha raggiunto la quota del 46%. In pratica quasi un software su due è pirata, vale a dire è stato copiato illegalmente. La novità più preoccupante è costituita dalle azioni illecite svolte attraverso la rete, che hanno superato la classica riproduzione su cd rom o floppy disk. Secondo i dati forniti da Bsa (Business Software Alliance), l'associazione che raggruppa i maggiori produttori mondiali di programmi informatici, lo scorso anno nel nostro Paese il commercio illegale nel suo complesso ha prodotto alle aziende un danno economico di circa 2 mila miliardi di lire, sottratto alle casse del fisco 7-800 miliardi e vanificato (negli ultimi cinque anni) la creazione di 37 mila posti di lavoro. Ma oggi secondo Bsa, l'allarme rosso arriva dal mondo Internet. Stime prudenziali attribuiscono all'illecito via web  un danno di almeno mille miliardi, con potenzialità future decisamente più devastanti rispetto ai sistemi tradizionali di copiatura, dove la perdita accertata, in termini di minori introiti per le aziende, è stata di 900 miliardi. 

Potenziale superiore Internet sembra avere un potenziale superiore perché tramite la rete le operazioni avvengono in modo più semplice e veloce, senza contatto fisico tra fornitore e cliente, con minore possibilità da parte delle forze dell'ordine di scoprire sia i colpevoli che il corpo del reato. Non solo, per non essere perseguibili dalla legge, si possono costituire siti in Paesi dove la pirateria informatica non viene punita, rischiando, nel caso si venga scoperti, solo la chiusura del sito. I furti virtuali e le compravendite illecite sulla rete avvengono in diversi modi: intere applicazioni, giochi o brani musicali possono essere scaricati sul pc dal singolo navigatore con un semplice clic, oppure ci si collega ai siti che offrono programmi copiati per ordinare il materiale via e mail, o ancora esistono siti capaci di fornire informazioni per eludere o bypassare la protezione dei programmi infine vi sono persino aste pirata online dove si vendono prodotti al miglior offerente. I prezzi al consumo dell'incauto acquisto sono irrisori: con 50-70 mila lire si può venire in possesso di un software del valore commerciale di diversi milioni. Lo smercio illegale maggiore, oltre alle compilation musicali, riguarda le novità del mercato, gli ultimi sistemi operativi, le release  più aggiornate dei vari programmi. Quelli di grafica ad esempio sono assai richiesti. Capita persino che la versione test di un nuovo prodotto informatico sia reperibile clandestinamente ancora prima della presentazione ufficiale sul mercato. “Da tempo – dice Paolo Ardemagni , presidente di Bsa Italia - stiamo cercando di contrastare la piaga della pirateria in collaborazione con gli Isp (Internet Service  Provider) e le magistrature dei vari Paesi. Nel 2000 il nostro sforzo ha dato risultati apprezzabili: in Europa sono state  verificate 5.500 segnalazioni, 4.500 le iniziative intraprese che anno portato alla rimozione di 1.800 siti che svolgevano commercio illegale e a 125 azioni penale e civili . Per raccogliere nuove segnalazioni l'associazione ha attivato un numero verde  (800.241751), oltre ai banner educativi per mettere in guardia i consumatori, organizza corsi  specifici antipirateria” . Ma secondo Giovanni Degli Antoni, docente di informatica applicata all'università degli studi di Milano, la pirateria è un fenomeno marginale. “Nessuna azienda seria – sostiene Degli Antoni – acquista un sistema applicativo senza potersi garantire assistenza e manutenzione. Ormai sta avanzando la cultura del software gratuito, l'allarme pirateria viene enfatizzato  perché si punta alla chiusura di Internet e saremo invasi da software indiani a bassissimo costo. Infine, con le soluzioni Asp. (Application service providing) le aziende d'informatica hanno già trovato la via d'uscita: in futuro le applicazioni non verranno più vendute ma pagheremo soltanto per il periodo di tempo che le useremo”. Nel frattempo sul fronte antipirateria  l'impegno delle istituzioni del nostro Paese si è fatto più pressante. 

LA LEGGE Da una parte, attraverso la legge 248 del 2000, sono state inasprite le pene per i pirati del software che ora rischiano da 6 mesi a tre anni di reclusione e multe da 5 a 30 milioni di lire; dall'altra  l'attività condotta lo scorso anno dalla Polizza delle telecomunicazioni, dai vari pool anticontraffazione  e dalla Guardia di Finanza ha permesso di mandare a buon fine 251 interventi, contro altrettante attività illecite. Ma come possono le software house difendere i programmi informatici e quindi la propria attività? “L'unico  modo efficace- affermare Claudia Pavoletti responsabile antipirateria  Bsa – è quello di velocizzare l'ideazione e l'aggiornamento dei sistemi di protezione per non dare ai pirati il tempo utile di individuare le chiavi d'accesso

 Allora perché non proteggete i vostri investimenti con HASP? Potete permettervelo?